Le premesse per il prossimo clamoroso “BUCO” nei bilanci del comune di Conversano ci sono tutte. Dopo lo scontato incasso del “pacco” al posto del ristoro ambientale nella gestione dell’Ass.re Masi, la giunta Lovascio confeziona un ulteriore e ragguardevole esborso di soldi pubblici con finalità a dir poco discutibilissime.
Un ampliamento che costerà (stime davvero al ribasso) circa 10 mln di euro, a fronte di nessuna richiesta da parte delle eventuali utenze. Almeno ad oggi il faldone con le centinaia di richieste è ancora una leggenda metropolitana da bibliotecari.
Un ampliamento che costerà in termini ambientali e di rivoluzione urbana ecosostenibile. In questa città si trascura, o meglio si ignora palesemente, la priorità di costruire i centri di raccolta rifiuti (ne erano previsti 3), ma ci si affanna per dar spazio a deserti di asfalto e spiazzali vuoti, vedasi i defunti capannoni su via cozze o il mega capannone ai piedi di Castiglione sulla provinciale per Castellana.
Un ampliamento che ancora una volta aumenterà le distanze tra la politica e i cittadini vista l’assoluta mancanza di coinvolgimento delle associazioni di categoria e degli ordini dei tecnici progettisti.
Allora a cosa serve il “BUCO”?
Forse al momento giusto sarà riempito con palate di voti? Con badilate di concessioni (ipermercato)? Ricoperto da un massetto di svendita auto livellante?
Qui di seguito il post apparso sul profilo del nostro Consigliere Bientinesi
Ieri, a tarda sera e dopo una lunga discussione in Consiglio, la maggioranza (con nove voti a favore e sei contrari) ha approvato il mega ampliamento della zona annonaria.
Insieme ai colleghi consiglieri dell’opposizione abbiamo ancora una volta provato a far prevalere il buon senso, invano.
Abbiamo così motivato i nostri voti contrari con questa nota:
“Noi sottoscritti consiglieri comunali esprimiamo il nostro voto contrario alla proposta di deliberazione in discussione oggi 13 settembre 2016: “Adozione del progetto PIP di ampliamento Zona Annonaria in deroga al vigente PRG” per le seguenti ragioni:
– L’adozione proposta non è conforme a quanto richiesto dalla DGR 6320/1990 riportante i criteri per la formazione degli strumenti urbanistici per il calcolo del fabbisogno residenziale e produttivo;
– Non esiste alcuna richiesta di insediamento al momento dell’adozione della deroga che giustifichi l’attuale dimensionamento della stessa per un’area pari a ha 22,2 al netto della viabilità;
– Lo strumento urbanistico che si porta all’attenzione del Consiglio Comunale non è mai stato sottoposto al processo partecipativo tanto da causare la presa di posizione ufficiale di Confindustria Bari; né tantomeno sono stati coinvolti operatori economici e cittadini;
– La quantificazione dei costi riportati in relazione allegata alla proposta di deliberazione risulta difforme da quanto dichiarato dall’assessore all’urbanistica durante i lavori del Consiglio Comunale compromettendone la veridicità;
– I dati statistici presi in considerazione e riportati in tabella risultano generici e non analitici delle attività previste nell’area oggetto di deroga al PRG.
I sottoscritti si riservano ogni ulteriore valutazione e iniziativa”