Gazebo a Conversano

Passerà anche quest’estate e ricorderemo i gazebo in plastica sistemati lungo Corso D. Morea e dintorni. Strutture amovibili, che puntualmente si montano e smontano per ogni tipo di manifestazione, ed utilizzate per l’esposizione di merce o per improvvisate botteghe alimentari, tutto secondo un rituale che si ripete da anni. Un contesto a volte corredato da lunghe tavolate destinate al consumo di cibo per una folla godereccia e vagante in un’aria ammorbata da fumi d’arrosto misto fritto.

Situazioni alquanto inopportune per una città d’arte, celebrate ai piedi del Castello degli Aquaviva d’Aragona (oggi anche sede di un bar discoteca mascherato da caffè letterario) che dai più si vorrebbe restituire ad una sua eloquente autorevolezza. Una consuetudine malsana che non distingue tra loro gli eventi resi pressoché identici da una forma costante e ripetitiva. A ben vedere, non si tratta d’esser contrari o meno a iniziative di questo tipo, ma sono sbagliati i luoghi in cui si organizzano.

Il Largo della Corte, Corso D. Morea, le nostre Ville, sono beni pubblici d’indiscutibile valore, e costituiscono l’arredo urbano principale verso la città antica. Sono spazi importanti che dovrebbero esser tutelati, preservati da ogni forma di aggressione, lasciati come ingresso libero ed elegante al centro storico. Modificarne brutalmente l’aspetto, oltre a comprometterne l’estetica, falsa la loro funzione trasferendo alla collettività un messaggio stridente, di caos, di pura confusione. Così ci perdono le
manifestazioni e, purtroppo, perdono anche i luoghi palesemente alterati nella tipica destinazione. Al contrario, si dovrebbe pensare ad iniziative compatibili, restituendo all’intero centro storico un decoro quantomeno doveroso e creando le condizioni migliori affinché l’insieme della zona antica, con chiese e monumenti, sia realmente un contenitore storico culturale naturale, caratterizzato da una fruibilità sostenibile.

Conversano ha sicuramente serie opportunità di crescita, ma occorre creare i presupposti concreti perché questo si realizzi. In quest’ottica sarebbe auspicabile pensare a soluzioni diverse e alternative anche rispetto a quanto si svolge nei paesi limitrofi, ove, accanto ad un’indiscussa location, tutto è collegato al variabile fattore economico (vd. Polignano, Monopoli) con centri snaturati, invivibili e votati esclusivamente al commercio ed alla baldoria. Di qui la necessità di non perdere il nostro riferimento di città d’arte, città di cultura, che potrebbe conferire un “brand” specifico e di qualità, slegato dal consumo forzato e più vicino alla storia del nostro territorio.

Lavorando attraverso il perseguimento di simili obiettivi si potrebbero ottenere risultati apprezzabili, duraturi nel tempo, a cominciare da un apporto turistico qualificato che darebbe vantaggi certi e ricadute anche in termini di lavoro.

Pasquale Loiacono

Un Commento

  1. rosa signorile

    Condivido in pieno!potremmo individuare altri luoghi x simili manifestazioni

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