Ringraziamo Luigi Iovane che ci ha concesso l’uso del video e dell’immagine di copertina. Ci ritroveremo prestissimo con il suo Imaginaria – Festival del Cinema d’Animazione d’Autore
A pochi chilometri da Conversano, immersa tra campi coltivati e lembi di lussureggiante macchia mediterranea, la collina di Castiglione è tra le testimonianze più interessanti della densa, complessa, plurisecolare storia del nostro territorio.
Tutto ebbe inizio probabilmente già prima del VII secolo a.C., quando l’altura, che godeva di una posizione strategica a presidio dell’intero circondario e della disponibilità dell’acqua dolce del vicino lago di dolina (il “Lago di Castiglione”), vide la nascita e il progressivo sviluppo di un villaggio dalla fisionomia poco nota ma la cui estensione, nella fase di massima espansione, è suggerita dai tratti superstiti delle mura cosiddette “megalitiche”, edificate nel corso del VI secolo a.C.
Ancora oggi non sappiamo quale sorte toccò a questo centro e alla sua comunità nel lungo periodo compreso tra l’età dei primi contatti con Roma, alla fine del IV secolo a.C., e la metà del XIV secolo d.C.: solo a partire da quest’epoca, infatti, la collina di Castiglione sembrerebbe aver conosciuto una nuova fase di occupazione da parte dell’uomo. Sulla piana sommitale dell’altura si strutturò un abitato ampio e ben organizzato, evidentemente sorto nell’area di influenza politica ed economica della vicina città di Conversano. Di questo borgo rurale, con funzioni di controllo del territorio e supporto allo sviluppo agricolo locale, sopravvivono ancora la poderosa cinta di fortificazione, alta circa 5 metri e costruita al di sopra delle ben più antiche mura megalitiche e la piccola chiesa dedicata all’Annunziata, dalla semplice pianta ad aula unica e definita da murature di buona fattura in pietra locale. Addossata alla chiesa, una piccola cappella funeraria fu costruita per accogliere le spoglie di alcuni esponenti di spicco della comunità locale: delle due tombe rinvenute, l’unica inviolata custodiva i resti di un uomo adulto, forse un cavaliere, morto all’incirca all’età di 50 anni.
Altri ruderi della cittadelle medievale si rintracciano, infine, al di sotto della fitta coltre della vegetazione spontanea e della macchia che, dopo l’abbandono dell’abitato, ricoprirono progressivamente l’intera area, restituendo la collina alla campagna.
Ecco, appunto, l’abbandono: quando e perché fu abbandonato il villaggio fortificato di Castiglione? È difficile rispondere a questa domanda: gli storici e gli archeologi non hanno sempre una buona risposta per ogni quesito. Di certo c’è solo un dato: agli inizi del XVI secolo, quando ormai l’abitato era pressoché del tutto abbandonato, fu costruita la monumentale torre di vedetta che tuttora si erge lungo il tratto orientale delle mura. La struttura, forse commissionata dai conti Acquaviva d’Aragona, fu concepita per fungere da luogo di difesa e avvistamento e, per questa ragione, disponeva di un ingresso posto a 5 metri di altezza rispetto al piano di campagna, cui si poteva accedere tramite un ponte levatoio, e di possenti muri perimetrali.
La torre, con i suoi 13 metri di altezza, è dunque la più recente tra le testimonianze lasciate da quanti popolarono o frequentarono questa collina nel corso dei secoli e da secoli affronta lo scorrere del tempo, imponendosi con la sua mole sul paesaggio circostante. Se queste brevi righe ti hanno incuriosito, prendi la bicicletta, monta in sella e parti alla volta di Castiglione: scoprirai la bellezza di un luogo plasmato dalla storia, modificato dall’uomo in armonia con la natura.

Ma sappi anche che ti arrabbierai tanto e ti indignerai per l’abbandono, il degrado, l’incuria in cui il sito versa ormai da decenni. Ad accoglierti non troverai pannelli illustrativi, percorsi di vista, aree attrezzate, né ci sarà qualcuno pronto a raccontare ciò che accadde tra quelle mura secoli fa; al contrario, vedrai rifiuti, residui di falò appiccati qua e là, pietre e blocchi divelti per puro gusto di distruzione.
Sentirai allora che quel patrimonio, quotidianamente oltraggiato e dissipato, ti appartiene, ti è stato consegnato e spetta anche a te preservarlo affinchè le generazioni future possano conoscerlo. E forse ti chiederai cosa si possa fare per cambiare rotta, quale possa essere il contributo individuale di ciascun cittadino e quello collettivo (e politico) dell’intera comunità. Qualche idea a riguardo noi l’abbiamo e ne parleremo nel prossimo post.
Articolo a cura di
Roberto Goffredo
Archeologo e
Ricercatore dell’Università di Foggia
Pochi sanno che i lavori di scavo con il rinvenimento della chiesa dell’ Annunziata e di un’ abitazione nel settore ovest della città furono realizzati nel 1981, nell’ambito di un progetto di ricerca della facoltà di Lettere indirizzo classico storico-archeologico dell’Università di Bari da studenti coordinati dalla professoressa Meluta Miroslav Marin e l’apporto gratuito del Prof. Arch. Carlo Zaccaria e del sottoscritto, allora architetto assistente del corso di disegno della facoltà di Ingegneria dell’ Università di Bari. I risultati furono straordinari e riportati in diverse pubblicazioni, ma non ci fu alcun seguito a quella fu l’unica e sistematica campagna di scavi realizzata. Vedere oggi quelle immagini di “vilipendio” del lavoro di un mese di oltre 20 persone é davvero triste e segno dell’indifferenza diffusa verso questi temi.
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Grazie Architetto per il puntuale contributo
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Ultimi scavi risalenti al 1998…una vergogna lasciare così questa collina…lasciar morire le roverelle secolari piu vecchie dell agro conversanese…permettere alla gente di accendere fuochi..di togliere le pietre dalla chiesetta medievale..una vergona il disinteresse delle istituzioni che si sono avvicendate in questi decenni.
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Non ci arrenderemo mai! Castiglione deve trovare finalmente il rispetto che merita
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